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Il nome è attestato per la prima volta da una pergamena del 793 come Picciole, Petiole e Pecciori e deriva probabilmente dal termine latino picea, “pino selvatico”, ma la storia di Peccioli si conosce a partire dalla prima metà del sec.XII, periodo di cui rimangono molti e prestigiosi edifici, come la Pieve di San Verano, la cappella dei Peccioli e Palazzo Pretorio.
Oltre ad aver conservato il suo impianto medioevale, Peccioli comprende un territorio ricco di paesaggi campestri e piccoli borghi dalle origini antiche, come quelli di Cedri, Ghizzano, Fabbrica, Montecchio, Libbiano e Legoli. Quest’ultimo possiede una splendida cappella nella quale si possono ammirare gli affreschi del noto artista rinascimentale, Benozzo Gozzoli.
Altre visite interessanti e inconsuete: dedicarsi all’astronomia recandosi all’Osservatorio Astronomico “Galileo Galilei” di Libbiano, luogo ideale per gli amanti del genere www.astrofilialtavaldera.it A Peccioli per di più, è possibile visitare il Parco Preistorico dove sono collocati 18 animali preistorici in vetroresina a grandezza naturale www.parcopreistorico.it
Ma tornando alla storia di Peccioli, continuiamo a percorrerne quella parte che, ci porta ai giorni nostri e agli attuali proprietari de Le Palaie: inizialmente il castello di Peccioli è stato proprietà dei conti della Gherardesca.
I potenti feudatari cedono poi il fortilizio al vescovado di Volterra nel XII secolo: in questi anni Peccioli si configura come uno dei baluardi volterrani contro l’espansione pisana, fino al 1163, anno in cui Pisa riesce ad espugnarlo e porlo sotto il proprio dominio. Tutt’altro che rassegnata a perdere il suo antico possedimento, la Curia volterrana si pone sotto la protezione di Firenze all’indomani della sconfitta patita dai Pisani, ad opera dei Genovesi, alla Meloria nel 1284.
Peccioli sarà perduta e riconquistata dalla curia più di una volta, ma con il consolidarsi del dominio fiorentino su tutti i centri pisani, ne seguirà le sorti fino a sottomettersi al Granducato toscano dei Medici, e successivamente dei Lorena, fino all’unità d’Italia. Ma la Curia vescovile di Volterra mantenne sempre nel tempo la proprietà di fattorie e poderi sparsi sul territorio, come i bei casali 600eschi acquistati dalla famiglia Caponi.
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